Un dibattito accademico per costruire percorsi di pace: i seminari di Accademia della Pace
Di Claudio Rao – Accademico della Pace
Potremmo considerare la Pace come un concetto filosofico, ma anche etico e politico che si riferisce a uno stato di calma o tranquillità, all’assenza di turbamenti, disordini, guerre e conflitti.
La Pace corrisponde anche – e forse soprattutto – a un ideale sociale e politico.
Le definizioni sociologiche contemporanee sottolineano la capacità di una società di risolvere i conflitti in modo non violento, attraverso il dialogo, la diplomazia, la cooperazione, senza presupporre tuttavia la completa assenza di tensioni sociali.
Se poi con il termine Pace si intende l’assenza di conflitto o di guerra, allora essa non è mai durata a lungo, né nella mente dei singoli individui, né nelle relazioni tra di loro: clan, tribù e popoli sono giunti a prendere coscienza dell’unità della loro situazione nel tempo e nello spazio opponendosi gli uni agli altri.
A mio parere la Pace non dovrebbe essere ridotta ad un mero desiderio, poiché i combattenti vi ritornano sempre, a prescindere dai loro sentimenti. La Pace si presenta come logicamente necessaria e primaria (anche solo per godere dei vantaggi ottenuti attraverso la guerra), spiegava già Aristotele.
Le linee guida per una Pace duratura, la coesione sociale e la convivenza sono così numerose che ci si chiede perfino se non sia superfluo continuare a riflettere su tali concetti.
Molti pensatori ne hanno dissertato offrendocene qualificate interpretazioni: da Thomas Hobbes a Jean-Jacques Rousseau, da Emmanuel Kant a Paul Valéry.
Ampliando le mie ricerche, ho scoperto che la prima edizione dell’Università per la Pace e l’Umanità si è svolta in Francia a Pré-Saint-Gervais il 25 maggio 2024.
Organizzata per celebrare il 120° anniversario del giornale fondato dal socialista Jean Jaurès, ha offerto l’opportunità di scambi, confronti e riflessioni piuttosto interessanti che hanno chiarito l’importanza delle crisi sociali e ambientali come fattori destabilizzanti nel mondo e il ruolo cruciale delle mobilitazioni popolari nella costruzione della pace.
Allora lanciamo un dibattito tra Accademici, ma aperto a tutte le persone di buona volontà (che sono la maggioranza silenziosa). L’ambizione sarebbe quella di costruire insieme un percorso di crescita personale e sociale in uno spirito di apertura per la Pace.
Pace interiore, Pace familiare, Pace sociale, Pace culturale. Una Pace che sia frutto di accoglienza e accettazione attive, non di tolleranza e sottomissione passive. E che, per questo, favorisca una maturazione, ampli orizzonti, costituisca una crescita.
L’idea è quella che ciascuno di noi suggerisca uno o più punti ad ampio spettro (ovvero partendo, per esempio – caricaturizzando, ma solo un pochino – dalle ragioni della guerra per arrivare ai valori della pace) per suggerire piste di riflessione, di meditazione, di maturazione personali e sociali, secondo la propria esperienza di vita, le proprie competenze, la propria formazione.
Creando un arcipelago di suggerimenti e suggestioni che possano costituire un corpus al quale attingere, presso il quale rifocillarsi.
Un’idea ambiziosa, una proposta che costituirà una pietra gettata nelle acque stagnanti dell’apparente passività, dell’indifferenza generale del mondo contemporaneo.



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