Da cosa e da dove nasce la Pace? Spunti di riflessione

Di Renato Giraudo – Già Colonnello dell’Arma dei Carabinieri

L’invito, peraltro gradito, di riflettere sulla Pace nell’ambito della nascente Accademia della Pace, convintamente voluta dalla vulcanica Emilia Urso Anfuso, di primo acchito sembra un incarico semplice e poco impegnativo, in fondo che ci vuole a discorrere di Pace?

In effetti siamo quotidianamente bombardati da notizie, più o meno veritiere, che riguardano i conflitti bellici oggi in corso, da più parti esperti talora poco qualificati pontificano e ci spiegano, non senza dovizia di particolari frammista ad ideologia spicciola, come si fa la Pace, dunque è così difficile?

Credo di sì, almeno se si vuole evitare di cadere nei luoghi comuni, magari discutendo di sanzioni, finanziamenti, armamenti e stragi di innocenti.

Vale la pena, invece, di riflettere da dove nasce, e deve nascere la Pace, partendo, come farebbe un buon mastro muratore, dalle fondamenta e di queste mi occuperò in questa occasione, cercando di evitare frasi fatte ed affermazioni quali “quando ero giovane io….”.

Il primo concetto che voglio condividere con chi ha intenzione di seguire fino in fondo la mia riflessione, è necessariamente duro e particolarmente pessimista: la Pace, quella tra gli uomini, quella che risolve i conflitti al loro primo e timido insorgere, non esiste.

Questo ce lo insegna la Storia. Non troveremo mai traccia di una pace seria e disinteressata neppure viaggiando a ritroso nei secoli che ci hanno preceduto, semmai casi di non belligeranza, di quiete dettata da convenienza economica, in attesa che “per forza maggiore”, per difendere un diritto talora pretestuoso o per ragioni economiche, politiche o religiose, ci si determini a scatenare ciò che di più efficiente pare risiedere nell’animo umano: la violenza.

Detto questo, è allora inutile ricercare la Pace o, peggio, è un’illusione?

Certamente no.

La Pace è un elemento essenziale, vitale, come lo sono l’aria o l’acqua; va alimentata sempre e comunque, senza soste e senza pause.

Perché alimentata e non per esempio, ricercata?

La risposta è banale, essa è dentro di noi, è nel nostro DNA, conviviamo con essa sin dalla più tenera età, è ciò che ci fa riflettere e ragionare prima di reagire d’istinto, è ciò che ci induce a ricercare l’accordo, l’amicizia, l’amore, è ciò che ci fa rinunciare a pretese se queste evidentemente cagionano nella controparte offesa od irrigidimento, consigliandoci a parlamentare, a ragionare, a discutere nell’interesse comune.

Ecco il primo grande ostacolo che la Pace incontra sul suo cammino, essa è incastonata in ogni bambino che però, per sua natura, è una spugna, è un libro bianco sul quale altri, coloro che ne hanno la responsabilità ai fini educativi, scrivono i primi capitoli: i genitori, la scuola, le prime amicizie.

Chi per primo scriverà su quelle pagine intonse determinerà ciò che per il bambino sarà il comportamento, il modus vivendi futuro.

Questa scrittura deve, dovrebbe, essere motivata dall’esempio e dal rispetto assoluto delle regole di civile convivenza e dal rispetto delle norme giuridiche del proprio Paese; ma cosa assorbirà il giovanotto, cosa leggerà costui sulle sue prime pagine regalategli se su queste si inserisce l’indifferenza, l’egoismo, la discriminazione, la violenza o la vendetta? Esattamente questo, leggerà queste espressioni di disumanità e le utilizzerà come pilastri della propria esistenza futura.

Chi ha letto queste prime pagine così infarcite di concetti disumani e ne ha assorbito, necessariamente, i contenuti, sarà colui che dileggerà il proprio compagno di scuola per i capelli lunghi o per i pantaloni rosa (ricordate?), chi deriderà il coetaneo per il suo orientamento sessuale, per il suo atteggiamento, financo per la sua felicità, come recentemente accaduto ad una festa di compleanno.

Più avanti darà fuoco ad un clochard per divertimento, molesterà e vesserà un disabile, fino ad arrivare, e qui la cronaca ci fornisce frequenti e recenti esempi, a violentare una ragazzina, ad aggredire le Forze dell’Ordine, a commettere furti, rapine, omicidi.

Il suo esempio è stato, fin da subito, fornito dal genitore, il quale lo ha abituato a considerare il diverso (ma è davvero diverso?) come un essere inferiore, il poliziotto un avversario, l’insegnante un incapace, la donna un oggetto.

Infine.

Un giorno verrà alla luce il fatto increscioso, la grave violazione al codice della strada, il reato, ed allora mai sentiremo, se non in rarissimi casi, dire dal genitore “ho sbagliato”, ci sarà sempre una giustificazione, una scusa, un fatto estraneo, mai.

Questo perché molti genitori, noi genitori, esercitiamo con superficialità ed assoluta frequenza la delega, deleghiamo ad altri la cura e l’educazione dei nostri figli, deleghiamo alla scuola, all’oratorio (sempre meno ce ne sono!), allo Stato, fuggendo davanti alle nostre responsabilità e pretendendo che altri colmino il vuoto che noi abbiamo lasciato.

Ecco, la Pace la creiamo noi, a noi è devoluto il compito di alimentarla, curarla, farla crescere nell’animo dei nostri figli, perché essi, domani, saranno coloro che eserciteranno il potere, saranno amministratori, politici, dirigenti, avranno accesso alla stanza dei bottoni, e se mentre il mondo chiederà loro a gran voce di premere il pulsante dei missili nucleari, essi si opporranno con la loro perplessità, il loro ragionamento, questo rifiuto sarà frutto del nostro impegno negli anni precedenti, quando dicemmo loro che per il quattro in matematica la responsabilità non era del professore ma loro, quando insegnammo loro che l’altro può avere le sue ragioni talvolta anche migliori delle nostre, quando dicemmo loro che la vita è il bene assoluto da preservare ad ogni costo e che la Pace è lo strumento idoneo per fare ciò.

***Immagine di copertina generata da Gemini

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