Padre Maurizio Patriciello: saluti istituzionali per la presentazione pubblica di Accademia della Pace
Saluti istituzionali da Padre Maurizio Patriciello – Vice Presidente onorario di Accademia della Pace – per il convegno di presentazione pubblica di Accademia della Pace a Roma, Palazzo Valentini – 12 ottobre 2026
Una giovane signora chiede di parlarmi. Il pianto, però, impedisce alle parole di essere pronunciate. Capisco. Attendo.
Da due anni, Gigi ( nome di fantasia ) suo figlio, non parla con i genitori né con il fratello. Non mangia nemmeno con loro. Solo torna a casa per dormire, lavarsi, indossare abiti puliti. Le hanno tentate tutte, poverini, niente da fare. Trascorre le sue giornate a casa della sua ragazza. Non li vuole nemmeno il giorno della laurea. Con loro ha chiuso, dice. All’origine di tutto, una delle tante incomprensioni familiari. Piccoli litigi tra fratelli. Un caso patologico? Non saprei. Eppure, con la ragazza e con gli amici sta bene. Che cosa è accaduto, allora? Dove si è inceppato il meccanismo?
Penso a questa storia mentre mi accingo a scrivere qualcosa per la cara Emilia sulla pace.
Si parla di pace e si pensa a una firma su un trattato che mette fine alla guerra. Magari già pensando a una guerra alternativa, diciamo “fredda”, fatta di ricatti, di soprusi, di piccole vendette, di mercati, di spionaggi vari. La pace nasce da un cuore libero, grande, misericordioso. Un cuore che sa calarsi nell’altro. Un cuore che sa perdonare. Il perdono. Già. Hanno fatto credere agli ingenui che chi perdona è debole. Ed essi, ovviamente, non vogliono si atteggiano a bulli, per non apparire tali. Papa Leone ha detto chiaramente che è vero il contrario. Perdonano gli animi grandi.
Ma, perdonare fa rima con dimenticare?
No, assolutamente. Io, la storia del mio amato sud la ricordo alla perfezione. Ma non ho mai permesso a nessun sentimento di rivalsa, per non dire di odio, di rancore, di prendere il sopravvento. Le cose sono andate così. Punto. L’Unità d’Italia andava certamente fatta ma non in quel modo. Adesso siamo fratelli. E da veri fratelli dobbiamo vivere e aiutarci. Ero a Gemonio il giorno in cui è stato arrestato Riccardo Bossi. Guardavo da lontano la casa di suo padre.
Col pensiero riandavo agli anni passati, quando tutti temevamo per le sue esagerate prese di posizione.
Che fine ingloriosa, mi sono detto. Ho divagato, me ne sono accorto.
Per stare bene occorre vivere in pace. In famiglia soprattutto. Poi negli ambienti di lavoro dove trascorriamo la maggior parte della giornata. Meglio rinunciare a qualche piccola soddisfazione, a qualche minuscola “vittoria” che perdere la pace. Occorre esercitare una grande sorveglianza sui pensieri, sui sentimenti, sulle parole dette o non dette, sugli atteggiamenti. Gli stati d’animo passano, le offese dette restano.
I cosiddetti grandi della storia sono uomini e donne come noi. Hanno gli stessi problemi, le stesse paure, le medesime speranze. Hanno, però, un potere enorme di vita e di morte su milioni di esseri umani. E questa cosa mi spaventa. Una loro firma e tu e la tua casa finirete nel mezzo di un bombardamento. Figli affamati, figli mutilati, figli orfani, figli al cimitero. Orrore allo stato puro. Eppure, ne parlano come se stessero discutendo di pecore al pascolo o di rape al mercato ortofrutticolo. Sono un credente. So che la pace è il primo dono di Gesù risorto.
Gigi, il figlio della signora, è un giovanotto mai cresciuto. Una persona insicura e problematica. Capace di procurare malessere a sé stesso e agli altri. Un uomo allo stato brado. Dio non voglia che, forte della sua laurea, in futuro possa occupare posti di responsabilità sul lavoro o in politica. Porterà questa sua immaturità ovunque andrà. La vita è fatta di relazioni. Cura le relazioni e vivrai sereno. Rovina i rapporti con la tua famiglia, i tuoi amici, i tuoi colleghi e ti ritroverai in un guazzabuglio difficile da gestire. Ho fatto il prete. Me ne sono accorto. Ma che volete, la cara Emilia lo sapeva che sono un prete. Se non siete d’accordo con ciò che ho scritto, la prossima volta invitate un ateo o un agnostico, ce ne sono tanti in giro. Un abbraccio a tutti.
Dio vi benedica.
Padre Maurizio Patriciello.



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